5.CANUTI E GLI ASPIRANTI PITTORI

 

La bottega di Canuti era un punto di ritrovo di amici, passanti, amanti dell'arte e varia umanità.

Ogni tanto qualcuno gli chiedeva consigli per avvicinarsi al mondo della pittura, magari gli mostrava con orgoglio qualche sua opera sgangherata, infantile: la mamma o la moglie gli avevano detto che era bravissimo…

Ermanno storceva il naso di fronte a certi colori ingenui, passati dal tubetto direttamente sulla tela, senza un minimo di intermediazione, oppure di fronte a certe composizioni dove mancava gusto, equilibrio. Sentiva per istinto se si trattava solo di inesperienza oppure di mancanza di talento.

Le sue impressioni le diceva sinceramente, a volte senza troppa diplomazia. Quando ne parlava, diceva: vuole che gli insegni a fare il paesaggio... ma come faccio a insegnargli? come si fa a insegnare a qualcuno ad essere un artista? 

L’educazione è una cosa ammirevole, ma è bene ricordare, di tanto in tanto, che nulla che valga la pena conoscere si può insegnare.

(Oscar Wilde)

 


Uno scrittore russo ha detto che il carattere si può modificare, ma la mediocrità resta invariata. I russi a volte tirano fuori perle di saggezza. Probabile che le pensino durante i loro lunghi inverni. 

(Sandor Marai, La sorella)

Caro Ermanno.

ricordo una volta che hai commentato un mio quadro, quella volta ho capito che avevi intuito tanto di me. Si trattava di un paesaggio molto lontano, l’orizzonte basso, un cielo altissimo annuvolato di tinte. Una specie di visione a aerea. Davanti a questo sfondo lontano, il soggetto erano alcune grandi foglie autunnali sospese, che stavano volando in primo piano. La prima volta che l’hai visto non gli hai dato un gran valore, e non me la sono certo presa. Sono consapevole del mio stile/non stile di rappresentare la realtà con minuzia e iper-realismo. Praticamente  un’esecutrice su tela di quello che vedo. Anche di fronte al soggetto più suggestivo, sono schiava della necessità di riprodurre, mi manca la capacità di stilizzare. Di tradire la realtà con pennellate non perfettamente coerenti. Infatti non ho mai avuto velleità di pittrice, ho solo avuto da sempre attitudine al disegno e ogni tanto, visto che il mondo in bianco e nero non mi piace, lo coloro. Solo molti anni dopo, quando mi hai conosciuta meglio, mi hai detto: “Sai che solo adesso ho capito quel tuo quadro con le foglie sospese? Nell’immenso di quel paesaggio, le tue foglie possono essere qualsiasi cosa che ti ondeggia dentro. Possono essere pensieri, emozioni, idee, sentimenti, parole, amori. Non hai scelto figure o alberi, ma foglie, così, all’aria, senza radici per terra. Quel quadro sei tu.” Grazie per quelle parole.

Tu dipingevi con una mano inconfondibile, tutti i pittori che avevi studiato e ammirato ti avevano lasciato qualcosa mescolato in testa. Dagli impressionisti avevi recepito la pittura dalle forme dissolte, fatta di virgole di colore e luce, la tua dimensione ideale. Eppure qualche avventura  creativa insieme l’abbiamo avuta. Diversi anni fa, mi ero messa in testa di costruire grandi presepi da donare alle chiese di Reggio. Creavo i personaggi con la creta e li vestivo con costumi di stoffa.  Costruivo l’ambientazione con legno, gesso, sassi e cartapesta e poi… mi mancava sempre lo sfondo. Quando mi trovavo di fronte al grande pannello bianco, chiedevo sempre aiuto a te. Ricordo che venivi dopocena e velocissimo come sempre, e sempre a memoria, mettevi insieme grandi cieli notturni, palme,  pastori e pecore che arrivavano illuminati dalla stella cometa. Erano dei veri quadri bellissimi. Poi chiedevamo in prestito il furgone a tuo cognato, perché i presepi erano sempre tanto grandi che in macchina non ci stavano e li andavamo a consegnare. Ricordo la felicità di don Ennio, davanti al presepio montato in San Prospero, con tanto di impianto luci. Aveva quasi ottant’anni e si è messo a saltellare di gioia come un bambino.

Un’intensa espressione di Canuti

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