L'intervista di Fabrizia a Ermanno

Qualche anno fa Fabrizia Sarti ha deciso di intervistare Ermanno Canuti su alcuni argomenti. Non si sa se ad oggi il materiale sia stato pubblicato, nè dove.

LA PRIMA MOSTRA VISITATA ?

Già quando avevo quattro o cinque anni andavo a vedere i quadri con mio padre alla Galleria Parmeggiani, ancora non ne capivo niente…  A  nove anni invece - era prima della guerra quando ho cominciato a lavorare come garzone di un barbiere - mi sono interessato molto ai quadri esposti in negozio dal mio titolare, grande appassionato di arte. Si trattava più che altro di autori reggiani dell’800-900, ogni tanto si faceva qualche scoperta eccezionale, come i quadri di Carlo Maratta specialista in Madonne. E’ incominciata così la mia passione per l’arte.

 

IL PRIMO QUADRO ACQUISTATO ?

Avevo solo diciotto anni quando il pittore Ugo Lucerni di Correggio si è traferito ed ha venduto tutta la sua produzione, tra cui bellissimi quadri della città di Matera dove aveva insegnato, con un gruppo di amici abbiamo acquistato tutto in blocco.

COSA LE HA CAMBIATO LA VITA ?

Ho scoperto solo a quarant’anni di avere la capacità di dipingere e di poter esprimere l’arte che avevo nell’anima, prima avevo amato solo le opere degli altri. Così sono entrato a far parte del gruppo dei miei amici pittori non solo come amico ma come collega. Mi hanno spinto loro ad iniziare, ad affinare sempre di più la mia tecnica, ad esprimere col colore la ricchezza di emozioni che sentivo dentro. La più bella gioia l’ho provata quando Remo Tamagnini, che aveva visto un mio quadro dal corniciaio, mi disse che era così bello che avrebbe potuto firmarlo lui, è stata una soddisfazione enorme da parte di un artista del suo calibro ed un grande incoraggiamento a continuare a dipingere.

COSA VORREBBE REGALARE E A CHI ?

Premesso che ho regalato centinaia di miei quadri per il piacere di regalarli, mi piacerebbe regalarne uno al museo da esporre nella sala dei pittori reggiani, me ne hanno già accennato. Un desiderio è di lasciare a mia figlia il mio negozio da barbiere/atelier per trasformarlo in una esposizione permanente delle opere e dei preziosi libri d’arte che ho collezionato nel tempo.

 

MICHELANGELO O LEONARDO ?

Non è possibile fare un confronto tra un genio a tutto tondo ed un grande artista. Leonardo è un genio universale, Michelangelo è un grande artista, sono distanti dal punto di vista culturale. Pittoricamente ammiro molto il Caravaggio, straordinario, che pittoricamente trovo molto emozionante.

QUAL'È IL PIÙ BEL QUADRO ITALIANO ?

Scegliere il più bel quadro e impossibile. Potrei pensare all’incanto della Madonna di Giotto, alla Primavera di Botticelli, sublimazione di tutti i valori dell’arte.

 

UN QUADRO DA SALVARE ALLA FINE DEL MONDO ?

Quel quadro per me potrebbe essere Guernica di Picasso, che rappresenta il bombardamento della città del 1937. Non è solo un quadro straordinario, ma un monito, è forse l’opera più civilmente impegnata di tutti i tempi, vi si legge la tragedia. La crudezza di quel dramma è espressa in assenza di colore, ma con una monocromia sui toni del grigio che trovo straordinaria.

 

QUALE ARTISTA VORREBBE ESSERE ?

Non vorrei essere nessun artista in particolare, pur ammirandone molti. Voglio essere quello che sono, mai appagato, sempre spinto a raggiungere quello che  vorrei diventare. Sono come una spugna che ha assorbito i valori di tanti artisti, studiando arte e vivendola con i miei amici pittori, assimilando tutta quella ricchezza e cercando di restituirla con la mia pittura, cercando sempre di scavalcare i miei limiti e questo rende la mia vita artistica stimolante e piena. 

 

L’ULTIMO QUADRO ACQUISTATO ?

Per un caso, è ritornato in mio possesso un Ottorino Davoli dipinto nel 1926 che avevo venduto trent’anni fa. Una vera emozione, perché rappresenta  la casa del pittore Carlo Bazzani, mio grande amico. Davoli aveva là uno studio che, in virtù della stima e l’amicizia che provava per lui, il padre di Bazzani gli aveva fatto costruire. Ricordo la luce perfetta e l’atmosfera che si respirava in quello studio. In quel cortile di collina abbiamo dipinto decine di quadri, abbiamo parlato di arte, condiviso emozioni, esperienze e tanta vita. Rievocare quel mondo mi riempie di nostalgia, è un patrimonio che porto dentro. 

 

QUALE QUADRO AVREBBE VOLUTO DIPINGERE ?

Vorrei dipingere un quadro che mi appagasse completamente, è un sogno che rincorro da sempre ma irraggiungibile, perché si scontra con i limiti che ho e che cerco di superare con la mia continua ricerca sempre autocritica, perché i limiti che ognuno ha, come uomo e come artista,  non devono frenare il fermento, il desiderio e la volontà di superarsi. Trovo inconcepibile che un artista, per quanti riscontri e ammirazione possa ottenere, abbia la presunzione di sentirsi arrivato. 

 

Intervista rilasciata da Ermanno Canuti a Fabrizia Sarti il 15/1/2016

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