Personale 4 stagioni

“Al bello si ispiri, sul vero si fondi, lo studio dell’arte”. Questa scritta, fino a pochi anni or sono, accoglieva, all'ingresso, quanti si recavano alla scuola d’arte “G. Chierici”.

Ora non c'è più, ma io penso che il significato profondo di quelle parole possa essere richiamato per riassumere l’essenza artistica di Ermanno Canuti, questo nostro concittadino che io amo definire un fedele continuatore della migliore tradizione pittorica reggiana. Ragazzo, appena terminate le scuole elementari, “incontrò”, subito, l’arte nel negozio del barbiere Gazzotti che, per tanti anni, fu il punto di riferimento di molti artisti reggiani. Qui il giovane apprendista conobbe Ottorino Davoli, Giuseppe Menozzi, Remo Tamagnini, Carlo Bazzani e tanti altri.

Egli, con tanto rispetto per tutti gli artisti che ha avuto la fortuna di avvicinare, dice che si sente scolaro di tutti, anche se con altrettanta franchezza puntualizza che non si sente “figlio” artistico di nessuno. Confessa di essersi avvicinato all’arte in modo molto graduale. In questo senso la sua sensibilità artistica è stata favorita dai numerosi contatti avuti con Carlo Bazzani e Remo Tamagnini, che seguiva spesso quando uscivano dalla loro “bottega” per dipingere dal vero. Così, piano piano, Ermanno Canuti ha sentito nascere in sé la vocazione per l’arte.

Alcuni anni or sono, assieme ad Elio Monducci, ha preparato il catalogo per la mostra del pittore Giuseppe Tirelli. E ciò, per lui, è stato un godimento spirituale vero e proprio perché ancora oggi, quando definisce il Tirelli lo chiama “poeta della tavolozza” e artista che, come pochi, ha saputo “cantare” in modo incantevole la nostra campagna. Egli ama ricordare i suoi esordi affermando che da Remo Tamagnini ha imparato a stilizzare ed interiorizzare il paesaggio mentre da Carlo Bazzani ha imparato ad amare la nostra terra, i suoi scorci incantevoli, perché è questo l’ambiente “magico” che gli permette di esprimere i suoi stati d'animo. Perché è da questo suo stretto legame con la nostra terra che i suoi lavori sono sempre pieni di luce, di vita, di gioia di vivere.

Da trent'anni circa, Ermanno Canuti dipinge e la sua motivazione è sempre più convincente. Ha partecipato ad alcune “collettive” ottenendo risultati lusinghieri e, oggi, si presenta con questa sua prima mostra personale che ha, come tema di fondo, le quattro stagioni. Ed è singolare questa sua scelta, proprio perché ci offre l’esatta dimensione della sua interiorità spirituale ed artistica assieme. Perché attraverso il ciclo, in apparenza chiuso, delle quattro stagioni dell’anno, egli, intimamente, intende rappresentarci l’intero ciclo della vita dell’uomo.

Infatti, a ben vedere, i suoi occhi d’artista guidano la sua mano che ci “racconta”, attraverso il paesaggio, il cammino dell’uomo con momenti di colore, di naturalezza tranquilla ed affascinante assieme, in un’atmosfera dove il bello, anche solo per un prezioso istante, ci invita a “perderci”, a sognare, a riflettere, a ritrovarci.

Tutto ciò avviene quasi per incanto perché la padronanza del colore permette a Ermanno Canuti di realizzare un intimo colloquio con l’arte e con la realtà che gli sta di fronte, ma, parallelamente, permette ad ognuno di noi di fare scaturire, da quel frammento di mondo che egli ha ritratto, momenti sinceri di godimento spirituale.

Personalmente ritengo che tutto ciò sia anche merito del suo “colpo” di pennello che, sempre espresso in modo nitido e permeato di grande naturalezza lirica, ci fa avvertire, assieme, la dimensione eterna del tempo e la bellezza del creato.

La sua impronta creativa ha, a mio avviso, la sua radice nella armoniosità che si trova nelle sue tele dove il “discorso” tra l’artista ed il paesaggio è sempre serrato, convincente, sentito.

Un'ultima annotazione. Ermanno Canuti nelle sue opere non rinuncia mai ad essere se stesso, ad essere intransigente soprattutto con se stesso, al punto che, a volte, dipinge, ridipinge e torna ancora a dipingere lo stesso soggetto fino a quando non “sente” di aver trovato, ed espresso, il momento di luce giusto, la pennellata giusta, che gli permettono il raggiungimento e l’appagamento spirituale più intimo.

Proprio per questo, a mio avviso, la sua naturalezza espressiva è piena di poesia e di serenità al punto da poter essere definita come realismo luminoso o, se vi piace di più, semplicità e canto assieme dove col termine “semplicità” non si vuole indicare la vuota banalità, ma la bellezza delle cose godibili e fruibili da tutti, mentre col termine “canto” si vuole fare riferimento alla armonia del colore presente in ogni sua opera.

Per questo la sua pittura non è solo personale, ma anche convincente: perché Ermanno Canuti riesce a trasmettere, a ciascuno di noi, sentimenti antichi che possiamo sintetizzare, appunto, nella frase: “AI bello si ispiri, sul vero si fondi, lo studio dell’arte”.

MARIO MAZZAPERLINI 

Ermanno Canuti nasce a Reggio Emilia il 21 Gennaio 1931 da Bruno e da Elsa Spaggiari.

Dal suo matrimonio con Lella Soncini nascono due figlie, Giuliana, ragioniera e Silvia, ingegnere civile.

Canuti ha nel sangue la passione per la pittura che coltiva da autodidatta non avendo mai potuto frequentare scuola d’arte.

Sin dai primi anni settanta, Ermanno riunisce attorno a sè gruppi di coetanei appassionati della pittura, specie di paesaggio, per cui egli si sente particolarmente versato, e con questi amici, la domenica, si reca nelle diverse località della nostra bella provincia, dal Po agli Appennini, con cavalletto e tavolozza, per dipingere dal vero secondo le migliori tradizioni della scuola reggiana di paesaggio.

Nel 1982, collabora fattivamente con Elio Monducci all’organizzazione della grande Mostra del pittore Giuseppe Tirelli (1859-1931) e in particolare alla ricerca delle sue opere - in gran parte inedite - che in numero di 277 vengono esposte nel Ridotto del nostro Teatro Municipale, col supporto d’un catalogo esemplare.

Schivo di carattere, il nostro Canuti non ha mai voluto partecipare, prima del ‘95, a mostre di pittura.

Soltanto in tale anno, infatti l’artista si decide a prender parte ad una “collettiva” in quel di Regnano.

A questa prima esperienza ne fanno seguito, quest'anno, altre due: le “collettive” di Albinea e di Regnano nelle quali consegue il primo premio.

Ed eccoci finalmente, dopo anni di maturazione, d’attese e di lavoro sodo, arrivati alla prima “personale” del nostro amico che ci presenta un sostanzioso e piacevole gruppo di quaranta oli dal titolo emblematico: “Le quattro stagioni”.

Sono convinto che l'appassionato impegno artistico di Ermanno Canuti riscuoterà un meritato successo di pubblico e di critica.

Elio Monducci 

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