È morto Ermanno Canuti, il barbiere-pittore di via Toschi 

 

 Aveva 87 anni, domani i funerali. Il ricordo dell'amica Fabrizia Sarti

Resto del Carlino, 8 ottobre 2018

ARTISTA Ermanno Canuti nella sua bottega da barbiere invasa dai quadri, in via Toschi (foto da Youtube)

Reggio Emilia, 8 ottobre 2018 - È MORTO nella notte fra sabato e domenica, all’età di 87 anni, Ermanno Canuti, indimenticabile pittore-barbiere di via Toschi, con la sua bottega piena di quadri, che incorniciavano quel luogo dal sapore antico. I funerali avranno luogo domani (martedì) alle 16 partendo dalle camere ardenti del Santa Maria Nuova. Poi si proseguirà per il cimitero di Rivalta. Ecco un estratto del bellissimo ricordo scritto per lui da Fabrizia Sarti.

«Tagliava i capelli parlando di Giotto, di Botticelli, saltando a Garibaldi, alla politica internazionale, ricordando il passato con i vecchi amici. Parlava della sua Reggio. Ne conosceva ogni angolo. Ogni quadro che c’è nelle chiese, nei musei, ogni strada, ogni trasformazione. Un vero patrimonio storico racchiuso dentro di lui. (...) Che dire di Canuti come pittore. Era un artista di valore, creativo, caldo, abile, disinvolto, mai soddisfatto e sempre alla ricerca. A livello artistico ha passato la vita desiderando di oltrepassare i suoi limiti. Il compiacimento per quello che creava e il riconoscimento degli altri non placavano l’aspirazione di fare di meglio, che lo teneva sempre vitale e in fermento. Restava sempre giovane, non invecchiava: cresceva, e c’è una bella differenza. I quadri più importanti dei pittori reggiani sono passati dalle sue mani, li ha ammirati, valutati, commerciati, restaurati, a volte scoperti, con gioia grandissima. Ha organizzato mostre di pittura: nel mondo dell’arte, per la città, è sempre stato un riferimento che ora mancherà a tanti. Spesso pittori dilettanti, molte erano donne, gli mostravano le loro opere per un parere. Se si trattava di croste senza valenza, se non c’era dentro traccia di estro, nessun soffio di arte, li demoliva con estrema sincerità. Alle donne diceva schiettamente di andare a casa a fare la fujêda, perché era meglio così; non sapeva rinunciare alla franchezza, senza mediazioni. Nondimeno stimava le donne, la nostra bistrattata categoria. Difficilmente un uomo riconosce con tanta ammirazione il nostro ruolo nella famiglia, la nostra dedizione, la nostra energia, la nostra capacità di tenere insieme le cose. Quando ne parlava, queste lodi mi facevano arrossire. Qualche anno fa, non facendomi una ragione che non avesse mai pubblicato un libro di pittura con le sue opere, ho provato a realizzarlo io. Lo abbiamo poi revisionato insieme, aggiungendo foto di quadri splendidi, per stamparne poi una piccola tiratura. Ermanno, ti dedico una lacrima e ti dico arrivederci».

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