15. CIO’ PER CUI SI NASCE

Cito Baricco: “la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare”. Tu sei nato per dipingere. Dopo tanta attesa, ti immagino quasi incredulo nello scoprire che sapevi farlo, che quella capacità cresceva, stupito di ciò che scaturiva dalla tue mani. Dopo aver tanto amato l’arte fin da ragazzo, finalmente era fiorito quel bocciolo che aveva aspettato tanto la sua stagione. Avevi la tua arte, imparavi a parlare tramite il pennello, a far cantare i colori con le note che componevi tu. Per molti anni hai realizzato la tua vita tramite la pittura. Anni pieni e produttivi, ci hai lasciato qualcosa di te che non ti farà dimenticare, grazie per la bellezza che ci hai concesso e che ti sopravvivrà. Poi è arrivato il momento del ricordo, quando la debolezza ti ha piegato e la tua arte si è assopita dentro, senza più vigore per prorompere fuori. Farsi bastare il ricordo: un ripiegamento che hai saputo accogliere con la dignità che ti contraddistingueva, anche se con quella incredula accettazione che traspariva dagli occhi.

Volevo essere un grande pittore

mi hai dato le tele e tanto colore.

 

Il rosso come l’amore

il verde come la speranza

il giallo come la gelosia.

 

Il cesto era pieno

con tutti i colori dell’arcobaleno.

 

Ora i colori son quasi finiti

addio verdi prati

giardini fioriti.

 

Nel fondo del cesto,

per uno strano mistero,

è rimasto soltanto

il bianco ed il nero.

 

(Carolina Vecchia)

Dipingere il Po

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