(…) Restò, appena sbucato all’aperto, sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.

Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava in faccia la Luna.

Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era, ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?

Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! La Luna!

E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

 

(Luigi Pirandello, Ciàula scopre la luna)

Atmosfera d’autunno

Patet ergo quantae amoenitatis locus ille fuit… qui fontibus et fluminibus irriguus, arboribus omnis generis frondosus et nemorosus, fructo tam pulchro ad videndum quam suavi ad vescendum refertus praedicatur. (Hugonis de S. Victore,  Dogmatica)

 

E’ manifesto quanto fosse ameno questo luogo… che si dice fosse percorso da fonti e fiumi, frondoso e boscoso di alberi d’ogni genere, ricco di frutti tanto belli da vedere quanto dolci da mangiare.

(Ugo da S. Vittore, Dogmatica)

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